venerdì 29 giugno 2018

False cooperative, Regione Emilia-Romagna al lavoro per una legge



False cooperative, un problema gravissimo, su cui non cessa l’impegno pubblico di Legacoop e delle altre centrali dell’Alleanza. Dopo la raccolta di firme per un progetto di legge nazionale di iniziativa popolare, da febbraio è al lavoro un’apposita commissione di studio istituita dall’Emilia-Romagna per arrivare a una norma regionale entro l’anno. Ma come si riconosce una cooperativa fasulla? Gli indicatori emersi sono tanti, la costante è il dumping sulle imprese sane, cioè l’abbattimento dei prezzi a livelli per cui è impossibile garantire il rispetto dei contratti e la sicurezza sul lavoro. Ma dai documenti della Regione emergono anche la scarsa conoscenza e condivisione dei valori mutualistici tra i lavoratori, la scarsa partecipazione alle assemblee, il livelli di indebitamento molto forte, la vita breve della cooperativa e i livelli retributivi molto bassi, anche oltre il 30% in meno rispetto a quelle regolari. La mancata adesione alle centrali cooperative è elemento da tenere in considerazione, perché Agci, Confcooperative e Legacoop non hanno solo una funzione di rappresentanza, ma anche di vigilanza sulle cooperative che aderiscono. Le coop non iscritte alle rappresentanze dovrebbero essere revisionate dal Ministero dello Sviluppo economico ma questo in pratica non accade quasi mai. «Chi vuole violare le regole sa che è meglio non fare parte di Legacoop», dice il presidente romagnolo Guglielmo Russo. In regione (dati Ervet/Unioncamere) sono 5.065 le cooperative attive, 1.378 delle quali operano nei settore manifatturiero, servizi alle imprese e logistica. Una prima linea guida potrebbe arrivare dall’adesione alle centrali cooperative. Infatti delle 5.065 cooperative 2.780 sono quelle registrate (2.285 quelle non registrate) ma se si restringe il campo di studio alle 1.378 di manifatturiero, servizi e logistica il rapporto si inverte: 800 quelle non registrate contro le 578 registrate. Gli enti di vigilanza esistono, dagli osservatori provinciali sulla cooperazione all’ispettorato del lavoro, ma spesso c’è difficoltà nell’incrociare i dati.



«Portiamo avanti da molto tempo e in tutti i modi possibili la battaglia alle false cooperative - ricorda il direttore generale di Legacoop Romagna, Mario Mazzotti – perché rappresentano un elemento di turbativa del mercato e di concorrenza sleale nei confronti delle imprese regolari, oltre che di destrutturazione delle tutele per i soci e i dipendenti delle nostre cooperative. L’istituzione della commissione regionale può dare una mano, anche perché parte da un punto di vista condivisibile, quello di mettere in evidenza le buone pratiche cooperative».

L’insieme delle problematiche è complesso e spesso si spinge alla verifica del ruolo dei committenti, cioè delle imprese che appaltano lavori e servizi, soprattutto per alcuni settori come la logistica, il facchinaggio e i trasporti. «A tutti i componenti della commissione che intendono approfondire conoscenze e questione proprie della cooperazione – prosegue Mazzotti – mettiamo a disposizione in maniera trasparente tutti i nostri dati e gli elementi di cui disponiamo, anche attraverso le nostre società di servizi».

Legacoop Romagna da parte sua, sta già sviluppando iniziative nei settori più a rischio, tese a evitare che la concorrenza non avvenga solo sui prezzi e il massimo ribasso e il costo della manodopera. «Occorre favorire processi di innovazione in grado di contemperare le esigenze del mercato con quelle della qualità. Ci auguriamo che il valore aggiunto della sicurezza e del rispetto delle regole diventi fondamentale anche nei settori a più alta intensità di lavoro», conclude Mazzotti.



Emilio Gelosi

giovedì 28 giugno 2018

Così Alessandra ha ripreso a vivere

Il padre gravemente malato, scomparso troppo presto, la madre perduta nelle pieghe di una vita che difficile è dir poco. Arriva nella comunità e agli operatori chiede di essere immobilizzata: è lei stessa a implorarlo, tra calci e pugni dati e mai presi. Che si fa? «Quello che si fa sempre: non si tocca nessuno, si tiene botta». E Alessandra (il nome e i dettagli ovviamente sono cambiati per rispetto della privacy) rinasce, tra mille difficoltà, perché la malattia mentale non è facile da gestire. Nemmeno per chi come gli operatori della Tragitti lo fa da sempre dalla parte di Basaglia, cioè partendo dal principio che le persone vanno trattate come tali, sempre. Alla fine dopo innumerevoli sforzi torna a casa, inizia a lavorare, riprende una vita “normale”. E quando passa per un saluto in comunità, di fronte a un paziente che si comporta come lei, suggerisce: «Dovete fare con lui niente di più e niente di meno di quello che avete fatto con me». Le radici nel sociale Storie come queste la cooperativa sociale Tragitti le appunta sul petto sin dal 1991, anno in cui mise le radici un’esperienza di volontariato e associazionismo di familiari di sofferenti psichici che andava avanti dalla prima metà degli anni Ottanta. Patrizia Turci, la presidente, oggi è ancor più soddisfatta, perché le Ausl per cui la cooperativa lavora stanno riconoscendo la qualità dei progetti nelle gare d’appalto. A Imola il centro diurno psichiatrico se lo sono aggiudicati così, pensando alla vita delle persone, e tanti saluti al massimo ribasso. «Siamo particolarmente orgogliosi perché è stata valutata prima di tutto la qualità del progetto». Sempre nel 2017 è uscita la gara per l’accordo quadro dell’ASL Romagna nell’ambito della psichiatria. «Abbiamo partecipato per tutte le nostre comunità e per tre ulteriori progetti sulla domiciliarità nel territorio di Forlì-Cesena». Con 7 comunità sparse in Romagna e un centinaio di posti disponibili in comunità non è facile coniugare sostenibilità economica e rispetto dei principi ispiratori, ma il tasso di occupazione delle strutture è vicino al 90%, specialmente dove l’ente pubblico ha una tradizione di programmazione eccellente. E a Castel San Pietro i risultati dei laboratori artistici svolti dagli ospiti sono stati così sorprendenti che il Comune ha deciso di esporli in mostra. Verso il “recovery” Il merito è anche di una cultura aziendale in cui la formazione è di casa: quasi mille ore nel 2017, in crescita del 34%. «Ora siamo in fase di adeguamento alla nuova normativa privacy, il GDPR. Abbiamo incontrato molte difficoltà, anche perché la normativa in molti punti non è chiara e i costi di adeguamento sono spropositati per realtà piccole e medie». Tragitti dà lavoro a 65 persone, di cui 54 soci. «La soddisfazione per il 2017 è stata quella di riuscire a riconoscere il ristorno, accantonando il resto a fondo di riserva». Archiviati i progetti di fusione, gli obiettivi per il prossimo anno sono l’accreditamento delle tre strutture sanitarie e, soprattutto, l’introduzione della scala “recovery star”. «È uno strumento innovativo a cui teniamo moltissimo». La “recovery”, parola intraducibile, tiene insieme guarigione sociale e benessere personale.

Emilio Gelosi

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